i libri (non) servono a sparare
Crediti
scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino
aiuto regia Valentina Paiano
locandina olio su tela di Mario Digennaro
produzione Compagnia Teatro Binario 7
in breve...
Per un lettore vorace, ma anche anarchico come me, è venuto il momento di una resa dei conti.
Un racconto semiserio sui danni psicologici e fisici che possono provocare i libri. Uno spettacolo provocatorio che inneggia alla libertà della leggerezza del pensiero. Un buon libro può anche servire per tenere in equilibrio la gamba di un tavolo o per scagliarlo contro il figlio indolente sul divano. Insomma: gli usi che si possono fare dei libri sono molteplici e questo spettacolo vuole essere un manuale per addomesticarli.
Le foto
per approfondire...
Un racconto semiserio sui danni psicologici e fisici che possono provocare i libri.
“Noi dobbiamo sapere come vanno a finire le cose. Cosa è giusto e cosa è sbagliato. Chi è il colpevole e chi non lo è. La letteratura ci dà questa illusione, di poter mettere in ordine il mondo. Ma, nella realtà, non è così. I personaggi che abitano le storie della nostra vita fanno quello che vogliono, non rispondono a nessuna regola, e se possibile fanno di tutto, più o meno consapevolmente, per deludere le nostre aspettative.”
Uno spettacolo provocatorio che inneggia alla libertà della leggerezza del pensiero.
NOTE DI REGIA
Ho deciso di scrivere un racconto sui libri perché mi accompagnano da sempre, regalandomi improvvise gioie, inaspettati tremori e vertigini di follia. Dal primo libro di cui mi sono perdutamente innamorato, tanto da farmi venire la febbre per quattro giorni, fino all’ultimo di cinquecento pagine che mi ha annoiato a morte, i libri sono stati sempre accanto a me, sul comodino, in treno, sotto il sole, in campagna, sul divano, in volo, nel deserto, ovunque e sempre. È un racconto lungo tanti anni, fatto di amore e di odio, di complicità e di solitudine.
I libri sono stati i miei migliori insegnanti, ma anche i miei strizzacervelli e le mie scuse per non uscire la sera. Di tutto quello che ho letto non ricordo quasi nulla, fa strano pensarci, ma è inevitabile. Non si può conservare ogni trama, ogni personaggio, ogni intreccio narrativo. Si conserva la memoria di un paesaggio emotivo, il ricordo di una sensazione. Sensazioni che sono diventate nel tempo emozioni e che hanno formato il mio modo di pensare. Un po’ cavalleresco alla Cervantes e un po’ assurdo alla Kafka, un po’ esistenziale alla Camus e un po’ inquietante alla Orwell.
Per un lettore vorace, ma anche anarchico come me, è venuto il momento di una resa dei conti con quell’oggetto del pensiero, con quei fogli stampati della stessa misura e cuciti insieme che nessun social, nessuna serie tv e nessuna intelligenza artificiale può eguagliare.
Un oggetto del pensiero e dell’anima di cui non potevo non tracciare i limiti, le critiche e i paradossi. Prendendomi in giro e scherzando sui miei amori e disamori letterari. Sulle ore spese a non capirci nulla e sulle frasi ad effetto che mi sono servite per sembrare intelligente.
Ho scritto una storia personale - le vicende di un uomo in lotta con lo stress derivante dall’abuso di libri - per farne una storia semiseria che riguarda tutti. I libri sono intorno a noi da sempre, dagli antichi papiri alla autobiografia di Jurij Gagarin sulla sua esperienza nello spazio, dalle filastrocche lette al ventre materno fino alle sacre scritture recitate in fin di vita, dalle letture obbligate a scuola alla poesia per sedurre gli innamorati.
E se è un buon libro, che si tratti di letteratura, di filosofia, di matematica o di storia, può altresì servire per tenere in equilibrio la gamba di un tavolo o per scagliarlo contro il figlio indolente sul divano.
Insomma: gli usi che si possono fare dei libri sono molteplici e questo spettacolo vuole essere un manuale per addomesticarli.






