Fabbrico - storia di un paese antifascista

Crediti
di e con Massimiliano Loizzi
ricerca e drammaturgia Massimiliano Loizzi e comune di Fabbrico
video di Massimiliano Loizzi
disegno luci Pietro Bailo e Massimiliano Loizzi
produzione Teatro della Cooperativa
in collaborazione con Mercanti di Storie
con il patrocinio e il sostegno del Comune di Fabbrico in collaborazione con NoveTeatro
in breve...
Loizzi racconta Fabbrico, piccolo paese vicino a Reggio Emilia, trasformandolo in un microcosmo della storia d’Italia: un luogo attraversato da lotte sociali, antifascismo e forti esperienze di comunità. Attraverso vite ordinarie coinvolte in eventi straordinari, costruisce il racconto di un immaginario film sull’Italia antifascista, mescolando satira, teatro civile e narrazione. Uno spettacolo sulla memoria, sul tempo e su una storia che sembra continuamente tornare e ripetersi.
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per approfondire...
“Com’è possibile che in un pezzo di terra così piccolo sia potuto accadere tutto questo? Qual è il segreto di Fabbrico e della storia di un paese antifascista?”
Un borgo, a pochi minuti da Reggio Emilia, è stato teatro di lotte sociali, antifascismo e forti esperienze di comunità: incredibili accadimenti che a raccontarli ed enumerarli in fila si stenta a credere siano potuti accadere in un luogo così piccolo. Una storia raccontata nell’arco di cent’anni, poi ramificata nella memoria e nella fantasia, dove il reale diventa leggenda e si trasforma in parabola.
Massimiliano Loizzi, autore, regista, attore e comedian - volto noto de Il Terzo Segreto di Satira, scrittore di romanzi per Rizzoli e People, autore di una rubrica per Fanpage.it - torna protagonista in prima nazionale al Teatro della Cooperativa con FABBRICO-Storia di un paese antifascista, per dare voce all’eredità antifascista su cui è stata costruita l’Italia.
Loizzi racconta la storia di Fabbrico come una sorta di microcosmo della storia d’Italia, intrecciando episodi storici locali alla memoria collettiva nazionale: vite ordinarie, protagoniste di vicende straordinarie. Non mette in scena una ricostruzione storica classica, bensì uno spettacolo meta-teatrale, in cui l’autore appare come un narratore, in piena crisi personale e politica, che cerca di realizzare un film sulla storia dell’Italia antifascista: il racconto di quel film immaginario diventa lo spettacolo stesso, in un personale connubio di satira, teatro civile e narrazione.
“Circondati dalla melma e orrore quotidiano – dichiara Loizzi - dimentichiamo quanta bellezza vi sia tutto intorno e quanta ancora ne arriverà: in questo spettacolo racconterò un’Italia bellissima, che esiste e resiste, racconterò la storia di un’Italia antifascista.”
Il lavoro si è sviluppato attraverso vari soggiorni dell’autore nel paese, dove ha iniziato ad incontrare le persone e a raccogliere storie e documenti, con interviste e ricerche sul campo.
Molti sono gli episodi di straordinaria importanza avvenuti a Fabbrico che attraversano la storia del Paese e raccontati nel lavoro di Loizzi: dall’introduzione del primo motore a scoppio alla diffusione della scolarizzazione nei primi anni del secolo, dagli episodi di straordinario eroismo durante gli anni del fascismo (il primo antifascista ucciso era di Fabbrico) al falso sabotaggio della fabbrica al centro del paese che evitò il bombardamento, salvando la vita a tutta la cittadinanza, dalle case di latitanza che durante gli anni della resistenza nascosero antifascisti ed ebrei, fino alla leggendaria battaglia del 27 febbraio del 1945, che fece di Fabbrico il primo paese a liberarsi da solo al di sopra della linea gotica.
Una storia di partecipazione, che prosegue nel dopoguerra con la costruzione del Teatro Pedrazzoli, edificato letteralmente dai cittadini, alla sua occupazione insieme alla fabbrica nel 1968, che divenne laboratorio nazionale con personaggi come Dario Fo, Franca Rame, Gian Maria Volontè, Gaber, per citarne alcuni, e poi con le mobilitazioni degli anni successivi, con la fondamentale esperienza dell’UDI, Unione Donne Italiane, con l’introduzione del primo asilo nido in Italia, fino alle basilari esperienze di integrazione. E addirittura la comparsa dei misteriosi cerchi nel grano nel 2012, “chiaro indizio che forse anche gli alieni si sono interessati a Fabbrico”.
Una storia d’amore e di rivolta, di integrazione, di comunità e resistenza, di lotte, di passione, di lavoro, di cultura, di bellezza e di speranza: la storia di un paese antifascista e una riflessione sul tempo e sulle conseguenze delle nostre azioni nel tempo.
Una profonda riflessione sulla memoria e sul tempo che torna e si ripete di continuo.





