Mostro
Frankenstein e la sua Creatura
Un uomo gli diede la vita. Il mondo gli diede un nome: Mostro. Ma chi avrebbe potuto insegnargli a diventare umano?
Crediti
di e con Andrea Lupo
regia Marco De Rossi
costumi Viktoria Vandelli
una produzione Teatro delle Temperie
con il sostegno di Regione Emilia Romagna
categoria: prosa

in breve...
Più di dieci anni dopo gli eventi narrati nel Frankenstein di Mary Shelley, Robert Walton vaga per l’Europa, incapace di liberarsi dalla storia vissuta tra i ghiacci dell’Artico. Nel suo corpo e nella sua voce tornano a vivere Victor Frankenstein e la Creatura: un uomo che ha saputo creare la vita ma non prendersene cura, e un essere nato adulto, senza memoria, linguaggio o qualcuno che gli insegni a diventare umano.
Lo spettacolo non è una semplice riduzione del romanzo, ma un’indagine teatrale sulla nascita di una persona, sul bisogno di essere riconosciuti e sulla responsabilità delle nostre scelte. Che cosa ci rende umani e mostri: il corpo, l’intelligenza o lo sguardo degli altri? Un monologo intenso e visionario, nel quale il capolavoro di Mary Shelley diventa uno specchio delle nostre solitudini e del nostro bisogno di appartenenza. Perché nessuno nasce mostro. Ma nessuno diventa umano da solo.
Le foto
per approfondire...
Un uomo attraversa una piazza. I vestiti consumati, le scarpe quasi distrutte, una vecchia borsa piena di fogli. Cerca qualcuno da fermare. Qualcuno che abbia il coraggio di ascoltarlo fino alla fine.
È Robert Walton, il capitano della nave che, più di dieci anni prima, tra i ghiacci dell'Artico raccolse Victor Frankenstein allo stremo delle forze. Per settimane ne ascoltò la confessione; dopo la sua morte vide salire a bordo anche la Creatura e rimase davanti a lei quando chiunque altro sarebbe fuggito.
Da allora Walton non è più tornato a casa. Ha venduto la nave e ha cominciato a vagare per l'Europa, consegnando quella storia a chiunque incontri. Non racconta per intrattenere e nemmeno per insegnare una morale. Racconta perché non può farne a meno. Walton non racconta Frankenstein: Walton soffre di Frankenstein.
Solo sulla scena, lascia che la memoria lo trascini dentro la casa luminosa in cui Victor è cresciuto, l'università di Ingolstadt, il laboratorio in cui la vita viene strappata alla morte, i boschi attraversati dalla Creatura, la fessura nel muro attraverso cui essa impara a parlare e a desiderare una famiglia, i ghiacci sui quali creatore e creato si inseguiranno fino alla fine.
Walton non imita Victor e la Creatura: li ospita. Le loro voci affiorano dalla sua, il loro dolore attraversa il suo corpo, i loro ricordi si confondono con le ferite che egli stesso ha cercato inutilmente di dimenticare. La storia di Frankenstein diventa così il racconto vivo e febbrile di un sopravvissuto che, ogni volta, tenta di comprendere ciò che ha visto.
Victor è un giovane brillante, cresciuto nell'amore e convinto di poter penetrare ogni segreto della natura. Ma quando l'essere a cui ha dato vita apre gli occhi e lo guarda, fugge. La Creatura viene al mondo adulta e gigantesca, prigioniera di un corpo che non sa governare, senza parole, senza nome e senza nessuno che le insegni come vivere. Imparerà tutto osservando gli esseri umani da lontano: la lingua, la gentilezza, la famiglia, il bene e il male. Imparerà anche l'odio.
MOSTRO non chiede al pubblico di scegliere un innocente e un colpevole. Lo costringe ad avvicinarsi a entrambi, fino al punto in cui giudicare non è più semplice. Quanto delle persone che diventiamo dipende da chi ci ha guardato, accolto, educato o abbandonato? Quando termina la responsabilità di chi ci ha creato e comincia la nostra? Che cosa avremmo fatto noi al posto di Victor? E al posto della sua Creatura?
La Creatura non apparirà mai fisicamente. Prenderà forma nella voce e nel corpo di Walton, ma soprattutto nell'immaginazione di ogni spettatore. Ognuno vedrà un Mostro diverso. E forse scoprirà che tra una Creatura e un Mostro, tra ciò che siamo e ciò che avremmo potuto essere, a volte c'è davvero molto, molto poco.
MOSTRO - Frankenstein e la sua Creatura è uno spettacolo intimo e visionario, capace di attraversare il terrore, l'ironia e la commozione per parlare del bisogno più elementare che ci rende umani: trovare qualcuno che resti, ci guardi e ci riconosca.





