Pollicino Pop

Crediti
con Giusi Vassena, Davide Scaccianoce e Gabriele Vollaro
testo e regia Luca Radaelli
scenografie Graziano Venturuzzo
con la collaborazione di Giorgio Rizzi
produzione Teatro Invito
età consigliata: dai 4 anni
in breve...
“Essere la moglie di un orco non è facile. Non è mai contento, ha veramente un pessimo
carattere e per di più è assolutamente insaziabile. Tutte le sere, tornando a casa, si lamenta
per la cena, non ne ha mai abbastanza. E poi mi tocca pulire i suoi stivali (chissà dove andrà a
cacciarsi per riempirli così di fango?), e quando alla fine brontolando se ne va a letto, russa
come un battaglione di Ussari.
Però, in fin dei conti, è un ottimo marito, non fosse per il fatto che è ghiotto di bambini.
Insomma, la nostra vita coniugale continuava nel solito noioso tran tran, finché una sera ...”
Una messinscena all’insegna dell’ironia, del gioco teatrale e della musicalità.
Le foto
per approfondire...
Pollicino pop nasce come terza tappa di una trilogia, dopo Cappuccetto Blues e Cenerentola
Folk. L’intento comune alle tre produzioni è dare al repertorio classico della fiaba una
rivisitazione drammaturgica originale e innovativa, basata sull’ironia scanzonata che ne
esorcizza, senza però eliminarle, le parti paurose e conflittuali.
Nel caso di Pollicino, diventa centrale la figura della moglie dell’Orco, sferzante nei confronti
di un marito avido, disordinato, un po’ tonto, ma vitalissimo e temibile, e protettiva verso
Pollicino, figura rassicurante nella quale si identificano i piccoli spettatori.
In un gioco di teatro nel teatro un po’ brechtiano, i tre personaggi si presentano all’inizio e al
termine dello spettacolo come una famiglia di teatranti, entrando e uscendo dal personaggio
anche durante la rappresentazione. Questo consente di giocare su due piani - distinti ma
intrecciati - di fruizione da parte del pubblico degli adulti e dei bambini (si veda a proposito la
recensione allegata), nonché di inserire uno spunto di riflessione finale sulla tematica
ambientale. Collocazione ideale dello spettacolo sono le Rassegne per famiglie o tout public,
ma c’è sicuramente materiale anche per un’utile fruizione scolastica.
I tre attori sono stati scelti per il phisique du rôle (Scaccianoce è alto e robusto e Vollaro
piccolo e minuto) ma anche perché simbolicamente rappresentano tre generazioni successive
di attori/attrici di Teatro Invito: cinquantenne, trentenne e ventenne.
Oltre a recitare gli attori suonano, cantano, animano pupazzi e mettono in scena
microcoreografie studiate appositamente, in tempo di Covid, perché in tutte le scene essi
mantengano sempre la fatidica distanza di un metro.
Testo e canzoni originali sono stati composti da Luca Radaelli.
In scena vengono suonate chitarra, kazoo, mandolino, percussioni.
Scenografia e luci sono state realizzate con la collaborazione di Graziano Venturuzzo.
Pupazzi e oggetti di scena sono a cura di Giorgio Rizzi (Compagnia C’è un asino che vola)
Per ovviare al blocco dei teatri verrà realizzata da gennaio una versione dello spettacolo da
remoto.




