Shit Show 2 - tutto è conCESSO

Crediti
testi di Andrea Lupo
regia Marco De Rossi
con Marco De Rossi, Giulia Nasi, Filippo Costoli, Viktoria Vandelli
canzoni originali di Tizio Bononcini, Sewer Sailors e Andrea Lupo
produzione Teatro delle Temperie
La trama
Dopo il successo della prima stagione, torna sulle scene la peggior categoria di show televisivi, quella più disumana e squallida: il tabloid talk show. Il palcoscenico di SHIT SHOW 2 – Tutto è conCESSO riapre i battenti trasformandosi nuovamente in quell'arena dove il presentatore spinge persone comuni a confessare i propri drammi e segreti più intimi, solo per darli in pasto al giudizio feroce di un pubblico dal vivo. Questo secondo capitolo riprende e amplifica l'obiettivo originale: sbattere in faccia agli spettatori la pochezza di quei programmi che speculano sulle miserie umane per fare audience. Se nella prima stagione abbiamo imparato che "più si mescola, più puzza", in questo sequel dimostriamo che ormai il limite è stato superato e che, nel tritacarne mediatico contemporaneo, tutto è conCESSO. Attraverso i nuovi temi trattati e i personaggi messi in scena, lo spettacolo torna a rappresentare con tagliente sarcasmo la società in cui viviamo ogni giorno — in famiglia, sul lavoro, nelle comunità — usando l'ironia come un'arma chirurgica. SHIT SHOW 2 non è solo un ritorno, ma un'evoluzione ancora più violentemente comica e irriverente, che costringerà il pubblico, ancora una volta, a guardarsi dentro e attorno in modi inaspettati e che lasciano il segno.
le foto
stampa e commenti
«“Voglio tutto, tutto!” – Anatomia brillante del disastro umano in diretta
È raro assistere a uno spettacolo che riesca, con altrettanta precisione, a svelare la pornografia emotiva della televisione contemporanea e, insieme, l’inerzia etica di una società che si nutre del dolore altrui come fosse intrattenimento.
In scena prende forma il regno degradato del tabloid talk show, quell’abisso mediatico dove la confessione intima diventa spettacolo, la miseria umana carburante per l’audience, e il pubblico un branco assuefatto al linciaggio morale. Il presentatore – figura lucida, cinica, perfettamente consapevole del proprio potere – guida con mano ferma un meccanismo di umiliazione spettacolarizzata che, purtroppo, riconosciamo fin troppo bene.
Ma la vera forza dello spettacolo è nei personaggi: ritratti folgoranti di un’umanità allo sbando, tutti cesellati con una precisione attoriale rara. Tra questi, l’ultima ospite mi ha colpito con particolare forza. È l’incarnazione estrema del soggetto capitalista, per citare Lacan: ripete in modo quasi liturgico “voglio tutto, tutto!”, credendo che il desiderio coincida con la felicità, e che la felicità sia una merce tra le altre. Ma il suo percorso si infrange contro una verità crudele: anche quando ogni capriccio è soddisfatto, resta un vuoto. Il “tutto” non basta. Perché ciò che cerca, in fondo, è senso, è pace interiore, è felicità — e in una società che ci vuole consumatori prima che cittadini, tutto questo diventa una chimera.
Si ride, sì, e molto — ma si ride con l’amaro in gola. Perché ciò che vediamo sul palco è il nostro riflesso deformato, ma non troppo. Un teatro corrosivo, intelligentissimo, che non cerca il consenso ma lo smacco, che non consola ma aggredisce. E lo fa con una grazia spietata.
Uno spettacolo che, come certi sguardi sinceri, non si dimentica.»
Filmon Yemane
programmazione
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