Teatro delle Temperie


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sottomondo

produzioni > spettacoli

liberamente tratto da un’idea di Slawomir Mrozek

regia di
Andrea Lupo

con Andrea Lupo e Nicola Cavallari

assistente alla regia Margherita Zanardi
disegno luci di Cristina Massari
scenografia di Alessandro Zanardi

una produzione Teatro delle Temperie
con il sostegno di Regione Emilia Romagna


“Sottomondo” racconta la vicenda di due immigrati, la cui nazionalità non viene mai specificata, che si ritrovano la notte di capodanno nello squallido sottoscala dove abitano a riflettere sulla propria condizione di vita, a ricordare il passato, la famiglia e il proprio paese. Con asprezza e con ironia vengono richiamati i temi della patria lontana, delle radici, della fatica, dell’impossibile ritorno, della solitudine e dell’incomunicabilità. I personaggi, intrappolati nel loro ruolo di “stranieri”, non hanno alcuna opportunità di scegliere come condurre la propria vita: il solo motivo che li tiene legati a questo luogo inospitale e a questa condizione umiliante è la speranza di poter un giorno ritornare “al paese” arricchiti solo di quel poco denaro necessario per provare a riscattare la propria posizione sociale. In un’alternarsi di momenti di spiccata comicità e di toccante drammaticità, lo spettacolo propone il punto di vista di due stranieri sulla condizione degli emigrati di qualunque provenienza e periodo storico.

Il lavoro

Abbiamo scelto di lavorare su un tema importante, attuale e complesso come l'emigrazione/immigrazione cercando di indirizzare il lavoro verso la ricerca di un possibile punto di vista interno. La sfida non è certo stata quella, forse presuntuosa, di rappresentare un universo così vario come quello degli immigrati, ma quella di ascoltarne e restituirne le voci.
L'ascolto è stato il nostro punto di partenza. Nella prima fase dei lavori abbiamo incontrato alcuni immigrati (est Europa, Africa, sud America) e abbiamo cercato di assorbirne i modi, i ritmi, i battiti, le modalità. L'intento era quello di avere delle basi più concrete per la costruzione dei personaggi. Il lavoro è poi proseguito alla ricerca di un linguaggio idoneo alla rappresentazione. Per un lungo periodo abbiamo sperimentato diversi stili, modi, diverse forme, contaminazioni e sinergie. Al termine di questa lunga fase ci siamo resi conto che solo uno poteva essere il linguaggio capace di sintetizzare in un unico accordo le nostre capacità e necessità, le peculiarità e la voce dell'argomento trattato. Siamo perciò tornati alla radice più profonda, alla semplicità più immediata del nostro “artigianato” e abbiamo scelto la parola, semplicemente la parola nella sua forma più diretta, immediata e più corporea. Un testo su tutti ci ha dato la sensazione di poter servire allo scopo: “Emigranti” di S. Mrozek. Tuttavia la ricerca da noi condotta, gli incontri e l'ascolto che avevamo attivati ci ha costretti e poi guidati nell'inevitabile modificazione del testo stesso. Nel rispetto del lavoro dell'autore e con tutta l'umiltà che l'operazione richiedeva, ma anche con la volontà precisa di parlare la stessa “lingua” delle persone da noi incontrate e di trovare una vivida corrispondenza fra la scena e le storie che avevamo in qualche modo assorbito, abbiamo lavorato adattando spesso il testo alle improvvisazioni vissute in scena e alle sensazioni percepite in sala. Il risultato è questo testo che pur partendo da “Emigranti” vi si è in alcuni aspetti allontanato, in altri riavvicinato; alcune scene sono state tagliate altre si sono aggiunte; alcuni dialoghi sono stati condensati, altri sono stati sottintesi, altri nuovi si sono aggiunti. Questo il viaggio che ci ha portato alla realizzazione di “Sottomondo”. Molte persone da noi incontrate in fase di rappresentazione, non solo immigrate o emigrate, ci hanno raccontato di aver ri-conosciuto e ri-trovato nello spettacolo la loro storia personale, la storia dei loro padri, la storia delle loro famiglie. Questa è la necessità che ci ha spinto ad iniziare questo percorso, questa è la speranza che ci ha accompagnato per l'intero processo di realizzazione: il profondo desiderio che qualcuno si sentisse rappresentato, raccontato, ricordato, riconosciuto, compreso, qualcuno non per forza straniero, non necessariamente appartenente ad un altra cultura o proveniente da un altro paese.

Note di regia

Due personaggi creati da Mrozek. Un sottoscala, una cantina per ambientazione e alcune tracce, un canovaccio da sviluppare. Questo, in breve, lo schema del lavoro che abbiamo affrontato. Ad arricchire i personaggi ed il testo una ricerca condotta sul territorio della provincia di Bologna che ha raccolto le testimonianze di immigrati ed emigrati, di oggi e di ieri. I due personaggi rappresentano due immigrati, due diversi approcci al paese ospitante, due diversi rapporti col paese natale. Mentre uno desidera tornare al più presto a “casa” e ricorda il proprio paese con amore e nostalgia, l’altro rifiuta violentemente qualunque ricordo della propria patria e del passato ed è alla continua ricerca di una integrazione con la nuova società. La menzogna è la loro arma più affilata. Mentono in continuazione a sè stessi e al compagno. La loro vita, i loro ricordi, il loro presente ed il loro passato, persino il loro futuro sono un intreccio tale di menzogna e verità, di reale ed immaginario, di desiderio e consapevolezza da risultare a loro stessi impossibile la distinzione fra ciò che realmente sono e quello che vorrebbero essere o diventare. Persino nei momenti più drammatici, quando l’emozione dirompente dovrebbe favorire una confessione sincera e spontanea, i due non riescono, non possono evitare la menzogna. La bugia più grande coincide naturalmente con il loro più intenso desiderio, con la loro più viva speranza: per uno tornare in patria ricco e riscattare la condizione sociale sua e della sua famiglia; dimenticare le proprie origini ed integrarsi fino all’annullamento di sè, per l’altro. Il conflitto che regge tutta la pièce sta proprio in questo: nessuno dei due vuole ammettere che il proprio sogno è irrealizzabile e ognuno cerca, a suo modo di distruggere le speranze dell’altro. E’ una lotta fra due diverse sensibilità ferite, fra due divise e contrapposte identità. Il mondo esterno non c’è, non esiste, solo a sprazzi invade la scena con rumori molesti e disgustosi veicolati dalle tubature che attraversano il sottoscala. Sono gli scarichi, gli scarti, i rifiuti che una società “aliena” concede come unico rapporto ai due “parassiti” che cova nelle proprie profondità.



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