“Sottomondo”
liberamente tratto da un’idea di Slawomir Mrozek
regia: Andrea Lupo
con: Andrea Lupo e Nicola Cavallari
regista assistente: Margherita Zanardi
disegno luci: Cristina Massari
scenografia: Alessandro Zanardi
“Sottomondo” racconta la vicenda di due immigrati, la cui nazionalità non viene mai specificata, che si ritrovano la notte di capodanno nello squallido sottoscala dove abitano a riflettere sulla propria condizione di vita, a ricordare il passato, la famiglia e il proprio paese.
Con asprezza e con ironia vengono richiamati i temi della patria lontana, delle radici, della fatica, dell’impossibile ritorno, della solitudine e dell’incomunicabilità.
I personaggi, intrappolati nel loro ruolo di “stranieri”, non hanno alcuna opportunità di scegliere come condurre la propria vita: il solo motivo che li tiene legati a questo luogo inospitale e a questa condizione umiliante è la speranza di poter un giorno ritornare “al paese” arricchiti solo di quel poco denaro necessario per provare a riscattare la propria posizione sociale.
In un’alternarsi di momenti di spiccata comicità e di toccante drammaticità, lo spettacolo propone il punto di vista di due stranieri sulla condizione degli emigrati di qualunque provenienza e periodo storico. |
Sinossi
Due emigranti. Nel nuovo paese uno dei due cerca una sorta di integrazione: impara la lingua, cerca di partecipare alla vita sociale e politica del paese, l’altro rifiuta fortemente ogni tipo di integrazione e cerca unicamente di sfruttare tutte le occasioni di lavoro al fine di accumulare più denaro possibile per poter al più presto tornare al paese d’origine, riscattato e benestante.
Col passare del tempo i due si rendono conto che entrambi gli approcci sono e saranno per loro fallimentari. Uno setendosi rifiutato dal nuovo paese, si rinchiude in casa in una livorosa e claustrofobica, volontaria reclusione, l’altro non potendo accontentarsi mai dei soldi raccimolati, sogna con sempre maggiore sfiducia e disillusione il proprio trionfale ritorno a casa.
La pièce ha inizio durante quella che sembrerebbe essere una qualunque sera della loro vita quotidiana. Emergono i loro abituali e stancamente ripetuti conflitti caratteriali dovuti alla forzata convivenza in un luogo inospitale ed angusto. A rompere la monotonia arriva dall’alto il suono dei festeggiamenti per la celebrazione del capodanno. I due protagonisti sembrano rendersi conto solo ora della particolarità della serata e reagiscono in modi diversi ma ugualmente carichi di drammaticità. L’uno soffre la lontananza da casa e vorrebbe condividere la propria nostalgia, i propri ricordi e progetti di riscatto sociale, l’altro soffre del fallimento del proprio tentativo di integrazione nel nuovo paese e non sopporta il ricordo di quello d’origine, trovandosi così, emotivamente, senza patria, in una terra di nessuno che lo annichilisce senza lasciargli nessuna speranza di soluzione. L’alcool aumenta e amplifica la voglia di raccontarsi e di tirare fuori una volta per tutte la verità. Uno si lancia in una narrazione sofferta e appassionata del proprio passato, della famiglia, dei motivi e delle speranze che lo hanno spinto ad espatriare. L’altro non sopporta che il primo possa essere espatriato con il solo scopo di arricchirsi e sa benissimo che ogni tentativo di emancipazione è vano. Lo scontro fra i due si fa serrato e crudele: ognuno tenta di distruggere il sogno dell’altro per affermare la validità del proprio. Il finale è inevitabilmente drammatico e senza alcuna soluzione per entrambi. |
Note di regia
Due personaggi creati da Mrozek. Un sottoscala, una cantina per ambientazione e alcune tracce, un canovaccio da sviluppare. Questo, in breve, lo schema del lavoro che abbiamo affrontato. Ad arricchire i personaggi ed il testo una ricerca condotta sul territorio della provincia di Bologna che ha raccolto le testimonianze di immigrati ed emigrati, di oggi e di ieri.
I due personaggi rappresentano due immigrati, due diversi approcci al paese ospitante, due diversi rapporti col paese natale. Mentre uno desidera tornare al più presto a “casa” e ricorda il proprio paese con amore e nostalgia, l’altro rifiuta violentemente qualunque ricordo della propria patria e del passato ed è alla continua ricerca di una integrazione con la nuova società. La menzogna è la loro arma più affilata. Mentono in continuazione a sè stessi e al compagno. La loro vita, i loro ricordi, il loro presente ed il loro passato, persino il loro futuro sono un intreccio tale di menzogna e verità, di reale ed immaginario, di desiderio e consapevolezza da risultare a loro stessi impossibile la distinzione fra ciò che realmente sono e quello che vorrebbero essere o diventare. Persino nei momenti più drammatici, quando l’emozione dirompente dovrebbe favorire una confessione sincera e spontanea, i due non riescono, non possono evitare la menzogna. La bugia più grande coincide naturalmente con il loro più intenso desiderio, con la loro più viva speranza: per uno tornare in patria ricco e riscattare la condizione sociale sua e della sua famiglia; dimenticare le proprie origini ed integrarsi fino all’annullamento di sè, per l’altro. Il conflitto che regge tutta la pièce sta proprio in questo: nessuno dei due vuole ammettere che il proprio sogno è irrealizzabile e ognuno cerca, a suo modo di distruggere le speranze dell’altro. E’ una lotta fra due diverse sensibilità ferite, fra due divise e contrapposte identità.
Il mondo esterno non c’è, non esiste, solo a sprazzi invade la scena con rumori molesti e disgustosi veicolati dalle tubature che attraversano il sottoscala. Sono gli scarichi, gli scarti, i rifiuti che una società “aliena” concede come unico rapporto ai due “parassiti” che cova nelle proprie profondità. |